Correre al bagno

Eravamo io e lui seduti l’uno di fronte all’altro, in una fresca serata di luglio, una sera speciale perché era il suo compleanno ed eravamo insieme a festeggiarlo.

Lui, Antonio, non è un tipo molto espansivo, non gli piace avere troppa gente intorno, né tanto meno festeggiare compleanni, specialmente se si tratta del suo, ma io sono l’esatto opposto e, fosse per me, festeggerei anche l’anniversario del mio menarca, ma lasciamo stare questa parentesi.

Quella sera decidemmo di passarla insieme, preparai una bella cena, o almeno speravo lo fosse. Antonio ha sempre apprezzato qualsiasi cosa io abbia fatto, non so perché lo faccia, forse perché è ruffiano o semplicemente è una persona che ha coraggio, ad ogni modo mi fa credere sempre di essere bravissima in tutto ciò che faccio, quindi, per me, è perfetto così.

 

Inizio digressione

Chi mi conosce bene lo sa, ho sempre avuto uno spirito irrequieto, anche se dall’esterno sembro pacata e tranquilla, ma chi mi sta accanto sa bene che non sto tanto bene con la testa, e spesso mi ritrovo insoddisfatta di ogni cosa, anche quelle che fino a 2 minuti prima erano perfette. Questa premessa è necessaria per farvi capire la mia costante esigenza di cambiamento, ma in contemporanea ho assoluta necessità di stabilità, non so come sia possibile questa cosa ma purtroppo è così, e chi ne paga le conseguenze sono le persone che mi stanno vicino.

Fine digressione

 

Perdonate la digressione, ora ritorno subito alla fantastica cena di quella sera di luglio: io e Antonio, del cibo e tante chiacchiere, io esordisco dicendo: “Che ne dici di andare a lavorare all’estero?”, e lui “lo sai proprio oggi ci ho pensato…”.

Quella sera fu fantastica, perché sebbene in mano non avessimo niente, iniziammo a parlare di tutto quello che sarebbe potuto essere se…, e per me fu a dir poco fantastico, perché mi diede modo di pensare a possibili scenari.

Non era la prima volta che ne parlavamo, specialmente dopo la mia esperienza in Belgio, al mio ritorno non feci altro che insistere sull’idea di andar via, quella sera, invece, lui si era convinto, e sembrava felicissimo anche solo di averlo ammesso. Cominciammo ad ipotizzare quale sarebbe stata la meta migliore, tutto sulla base dei nostri viaggetti, e alla fine decidemmo per il Belgio , perché gli stipendi sarebbero stati più alti e perché avendoci già vissuto per un breve periodo, mi sentivo come a casa; considerammo anche i Paesi Bassi, abitandoci mio fratello già da un anno, non sarebbe stato male poter fare quest’esperienza in compagnia.

Da quella sera cominciò tutto, senza le mie insistenze, Antonio iniziò a cercare lavoro in queste due nazioni, sistemò il curriculum, glielo tradussi e fece la sua prima application per i Paesi Bassi.

Ora non ricordo bene come andarono le cose, mi pare che dopo poco comunque ricevette risposta, e lui iniziò con la trafila di colloqui in inglese.

 

Inizio digressione

Per chi non lo sapesse, ho qualche problemino a gestire l’ansia per i colloqui, e non vi nego che non appena so che devo fare un colloquio mi si chiude lo stomaco per giorni, e non faccio altro che correre al bagno. Sebbene non dovessi fare io stessa i colloqui via skype, ogni volta che Antonio mi informava che avrebbe dovuto effettuare un interview, a me veniva un attacco di pancia fortissimo, e credo di non essere mai riuscita ad essere di gran supporto a quel povero Antonio.

Fine digressione

 

I vari colloqui di Antonio, comunque, andarono bene, tant’è vero che arrivò a fare il colloquio finale con il manager, mi sembra, il quale però non si convinse e quindi gli disse che non era il lavoro adatto a lui.

Quei colloqui gli servirono molto, perché lo aiutarono a capire come comportarsi nei colloqui successivi, e Antonio divenne più carico di prima, senza abbattersi (io amo quest’uomo), e quindi era ancora più deciso a continuare questo percorso.

Nel frattempo, non appena trovava una proposta di lavoro in qualsiasi parte del mondo, la prima cosa che facevo, era quella di cercare una casa, era l’unica cosa che mi rilassava, e mi faceva continuare a sognare senza dover correre in bagno.

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